Come ogni mattina Socrate si era svegliato molto  presto, ma non perché dovesse andare al lavoro, Socrate infatti non aveva lavoro, e non perché dovesse cercarlo, Socrate infatti era felicemente disoccupato; si era svegliato presto per poter precedere Santippe in bagno; dopo anni di convivenza aveva trovato che era un Bene precederla e occuccupare la toilette per primo anziché aspettare che lei uscisse, cosa che non faceva prima di due o tre ore indipendentemente dalle richieste che chuinque le facesse di sbrigarsi e nonostante esse avessero tutta la logica possibile ad una bocca greca.
Quella mattina però il sole trovò il buon Socrate ancora addormentato e
quando finalmente il famigerato invertito ateniese ebbe aperto gli occhi, la
stanza che gli si presentò era già immersa nella luce del primo mattino,
"alas" imprecò fra sé il nostro, sapendo di aver ormai perso ogni
possibilità di trovare il cesso libero "alas!".
Ma a che servirebbe non lavorare mai e dedicarsi alla filosofia se essa non
venisse in aiuto di momenti tanto tristi? Infatti, Socrate, si rasserenò
subito e senza neanche passare davanti al bagno si avviò subito all'uscio per
uscire di casa: un'altra giornata di dialoghi lo stava aspettando.
Pochi passi e giunse al bar del suo amico Diskolos che, in cambio di
qualche
perla della sua saggezza, gli permetteva di far colazione a credito (un
credito ormai cresciuto a dismisura ma con scadenza alle calende, greche
ovviamente)
ma a Diskolos non importava: per lui
eran denaro gli aforismi che il suo 'maestro' gli elergiva tra un sorso di
caffé (bevanda di cui poi si perse la conoscenza, ma allora diffusissima) e
un morso ad un bigné alla crema.
Passò la mattinata e Socrate si diresse verso la casa del suo discepolo
preferito (Platone) perché, essendo giorno feriale, gran parte degli ateniesi
erano occupati a lavorare e non potevano dargli retta, e così pensò che
almeno da un suo allievo ricco e nullafacente come Platone avrebbe potuto un
po' tergiversare amabilmente e magari scroccare anche un buon pranzo lontano da Santippe,
immaginate però il suo disappunto quanto trovò che Platone era in bagno a
evacuare ed era tutto concentrato in questa operazione.
Socrate in effetti era rimasto senza un bagno dalla mattina e sperava di
poter servirsi di quello di Platone, per tanto tentò di farlo uscire:
"Platone, perché caghi?" lo stuzzicò subito, e quegli "perché le mie viscere sono
piene di feci, oh maestro" (rispose di istinto Platone)
"rispondi bene, platone, senza errore, ma dimmi ancora, come puoi dire che
evacuarle da ciò sia un bene?" (replicò Socrate)
"perché mi procura piacere, oh maestro" (rispose guardingo l'allievo
Platone, sempre cagando)
"hai ragione, giovane ateniese, ma dimmi, non è forse vero che spesso le
cose che ci piacciono ora sono causa di male futuri?" (lo incalzò Socrate)
"hai ragione, oh maestro" (e intanto cercava di sforzarsi il più che poteva
perché subodorava qualcosa di spiacevole nelle intenzioni del saggio
maestro)
"Dunque non sarebbe meglio prima di prendere una decisione così definitiva
come l'evacuazione, analizzare correttamente se ciò sia in assoluto un bene per te,
per la comunità e per gli dèi?" (continuava Socrate senza tregua)
"questo sarebbe il giusto, maestro" (diceva un sempre più inquieto Platone
che temeva di dover rinunicare anzitempo alla gioia colpevole della
defecazione)
"quindi cosa conclude il saggio alliveo?" (lo finì Socrate)
"di tirare l'acqua maestro?" (convenne Platone con la modestia di porre un
interrogativo alla fine)
e così mentre Socrate cagava nel bagno di Platone, quest'ultimo in cucina si
rassegnava a metter sul fuoco due porzioni di 4 salti in padella findus,
perché anche senza averlo chiesto, era saggio abbastanza per sapere che
Socrate si sarebbe trattenuto a pranzo. |