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Totem e petù (preludio di una petologìa dell'avvenire)
Nello stato di natura ognuno scoreggia liberamente, per questo se da un lato vi sono meno nevrosi, costrizioni o intasamenti gastroenterici, d'altro canto la vita del selvaggio è breve, violenta e fetente. Proprio per lottare contro questo status le prime società civilizzate di uomini inventarono la mutanda, uno strumento fisico per arginare la potenza del peto e limitarne i danni alla società stessa, ma non bastò.
Così la Società e la civiltà che essa portava si trovò ad un bivio, da un lato c'era il collasso, l'involuzione, il ritorno a costumi e situazioni ancetrali e arcaiche in cui il mitico caos che aveva generato il mondo riprendeva il sopravvento (caos=peto, come può capire ognuno) dall'altro lato c'era il progresso , l'avanzamento, il benessere, tutte cose tanto desiderabile che lhomo convenne pagar loro un piccolo prezzo: la libertà di scoreggiare.
Nacque quindi il tabù del peto come colonna portante su cui costruire la società umana, e con esso tutta una serie di nevrosi che ci portiamo dietro ancora oggi. I pensatori moderni si dividono in due scuole principali che, mentre concordano sulla genesi del problema delle dejezioni gassose umane, discordano su quele sia la soluzione migliore per fronteggiarle.
Le due scuole sono quelle dei Lassativi e dei Tappativi, riassumiamone brevemente il pensiero: I Lassativi vedono nella costrizione del peto un'iposizione autoritaria negativa poiché limita il peto solo raramente in effetti e quando lo fa genera nevrosi e comportamenti negativi che superano la distruttività sociale del peto, per loro la soluzione e rieducare l'umanità all'accettazione libera e consapevole del peto senza tabù o limitazioni in una giojoso flautoleza reciproca.
I tappativi, come suggerisce il nome, pur concordando nel riconoscere il tabù al peto come fonte di nevrosi credono che il tabù abbia chiari e giusitificate motivazioni storiche e il divieto del peto, almeno in società, debba essere mantenuto, pena il collasso di essa società, auspicano comunque
che l'homo del 3 millennio arrivi ad un rifiuto consapevole del peto che lo liberi dala nevrosi e lo porti ad una gestione delle flautolenze matura e consapevole.
Inutile dire che questa corrente ha attualmente più credito e sta dominando le pagine di rotocalchi di filosofia con il motto dei neopetohobbesiani che è "Homo homini petus"
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